La tua impronta digitale quanto influisce nel mondo?

L’estate 2021 sarà ricordata per tantissime motivazioni: dal Green Pass obbligatorio nei ristoranti fino ai tantissimi incendi che hanno devastato l’Italia, soprattutto nel sud del paese, e l’Europa.

Cosa possiamo fare noi per poter salvaguardare questi disastri ambientali?

Poco, se non quello di avere più rispetto per l’ambiente che ci circonda.

Il mio blog ovviamente non ha le risposte a questo tipo di problema ma possiamo comunque utilizzare il digitale in modo decisamente più consapevole, grazie a 8 piccoli passi che possono ridurre la nostra impronta digitale nel mondo.

Esatto, anche la tecnologia ha la sua colpa, con l’avanzare del tempo ne ha avrà sempre di più, questo perché diventa sempre più incisiva nella nostra vita, basti guardare come sono cambiate molte professioni “da ufficio” che, con l’arrivo del Covid-19, si sono spostate a casa.

Tutto questo è stato possibile grazie ad una forte digitalizzazione, spinta indubbiamente dalla pandemia che ha permesso il trasferimento del lavoro in remoto.

Tutta la rete internet, che noi la immaginiamo come un qualcosa di invisibile, ha in realtà una buona dose di emanazioni che inquinano il nostro bellissimo pianeta. 

Pensiamoci bene: possiamo essere connessi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, guardare Netflix, ascoltare Spotify, controllare Instagram, Facebook e tutti gli altri siti che, ricordo, hanno quasi raggiunto i 2 miliardi.

Leggi il mio articolo su Netflix “Prima Netflix, poi tutti gli altri“.

Da qualche parte, quindi, ci deve essere qualcuno, o qualcosa, che riceve i nostri dati, che li gestisce e li invia ai nostri dispositivi sotto forma di risposte, proprio come questo articolo.

I server di tutte le grandi aziende sono proprio dei centri, pieni zeppi di tecnologia funzionante ogni momento dell’anno, e finiscono ovviamente per avere un consumo enorme di risorse della terra. 

Si chiamano Data Center e per avere un’idea di cosa consiste, è possibile vedere il sito internet ufficiale di dove sono raccolti tutti i dati di Google, una sorta di “industria 3.0“.

Di recente, ho trovato un articolo molto utile del sito TechRadar, che illustra 8 modi per cercare di ridurre il nostro Digital carbon footprint, cioè la nostra impronta di carbonio digitale, continuerò a chiamarla più semplicemente impronta digitale.

Planet Earth First signage sticked in gray post outdoors, Photo by Stock Photography on Unsplash
Planet Earth First signage sticked in gray post outdoors, Photo by Stock Photography on Unsplash

8 passi semplici.

Alcune di queste nozioni potranno sembrare banali, talmente banali da non essere messe mai in pratica, dandole proprio per scontate: 

  1. Regolare le impostazioni del nostro computer: impostare in automatico il computer per sospendersi o ibernarsi in lunghi periodi di fermo può contribuire a risparmiare energia. Abbiamo finito di lavorare e stiamo uscendo? Semplice, salviamo tutto il lavoro e spegniamo il computer.
  2. Abbassare la luminosità del monitor: secondo un articolo della Harvard Law School, riducendo la luminosità del monitor dal 100% al 70% è possibile risparmiare un 20% dell’energia consumata dallo stesso monitor e i nostri occhi ci ringrazieranno.
  3. Proteggere la navigazione: i servizi di tracciamento hanno un enorme consumo di informazioni e di risorse. Se proteggiamo le nostre ricerche con plugin specifici nei browser, come AdGuard ad esempio, si ridurrà questa raccolta ed il trasferimento di questi dati verrà bloccato. Meno energia utilizzata e meno dati raccolti su di noi.  
  4. Più download e meno streaming: proprio così, secondo TechRadar l’ascolto di musica o la visione di film in streaming ha un notevole impatto nella nostra impronta digitale. Scaricandoli e trasmetterli offline significa utilizzare il server una volta sola. Secondo il Click Clean Report di Greepeace, alcune aziende svolgono un lavoro più “green” rispetto ad altri.
  5. Togliere l’autoplay: sui social network è molto utilizzato l’autoplay, cioè l’avvio automatico dei video. Fermando questa procedura significa due nozioni importanti: evitare di prendere dei colpi nel momento in cui parte una riproduzione inaspettata con musica a tutto volume e risparmiare dati per video che non si desidera effettivamente vedere. 
  6. Riutilizzare le ricerche: ogni volta che digitiamo qualcosa sul motore di ricerca, il server compie il suo dovere di esploratore e di elaboratore delle parole chiavi da noi digitate, questo significa aumentare l’impronta digitale perché ogni volta, nonostante si passa sempre dai soliti siti, elaboriamo una nuova ricerca. In questo caso basterebbe utilizzare la barra degli indirizzi in alto per vedere la cronologia dei siti già visti, preferiti e schede sincronizzate, tutto ciò porterà le emissioni a ridursi notevolmente perché, da lì, ci siamo già passati.
  7. Cambiare il motore di ricerca: in un mondo dove Google regna sovrana nelle ricerche, è giusto conoscere altri competitor, proprio come Ecosia. Questo sito utilizza i profitti ricavati dalle ricerche per piantare alberi in tutto il mondo. È possibile aggiungerlo in tutti i nostri dispositivi. Scopri anche altri motori di ricerca alternativi a Google.
  8. Annoiarsi un pò: esatto intendo proprio questo. Ogni volta che abbiamo un minuto libero cosa facciamo ormai d’istinto? si tira fuori dalla tasca lo smartphone e iniziamo a guardare il piccolo monitor. Proviamo ad evitare questo passaggio, magari leggendo un libro, guardare cosa succede nel mondo attorno a noi oppure possiamo, tutti, tornare a sognare ad occhi aperti.

Questi sono 8 passaggi molto semplici ed immediati, certo non abbasseranno drasticamente la situazione ma miglioreranno sicuramente la nostra impronta digitale e la nostra vita come consumatori consapevoli.

Lo step successivo è quello di un vero e proprio detox digitale, dove stiamo lontani dai dispositivi per tornare, anche per poco, ad una vita offline.

Leggi il mio articolo “Detox Day, una giornata per staccare la spina dalla tecnologia“.

Articolo aggiornato al 13/08/2021.

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Immagine di copertina: Woman holding green leafed seedling, Photo by Nikola Jovanovic on Unsplash.

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