Di recente ho letto un articolo di The Guardian in cui un giornalista ha provato un esperimento estremo: vivere per 72 ore utilizzando esclusivamente software e dispositivi europei, bandendo qualsiasi prodotto tech americano. Nell’articolo, il giornalista è arrivato persino a scambiare il proprio smartphone con un vecchio Nokia T9.

Un test affascinante, ma radicale. Consapevole del fatto che, dopo tre o quattro giorni di “digiuno”, la tentazione sarebbe stata quella di tornare subito alle solite abitudini usandole ancora di più per compensare la mancanza.

Io invece sto affrontando questa strada con un approccio totalmente diverso: graduale, sostenibile e iniziato ormai da diversi mesi.

Perché sto sostituendo i Big Tech americani?

La domanda è più che lecita. La motivazione principale è semplice: ci troviamo di fronte a forti squilibri geopolitici e tecnologici. Quello che oggi diamo per scontato nella nostra vita digitale e non solo potrebbe non rimanere così intatto per sempre.

L’ho provato sulla mia pelle:

  • Ho vissuto il blocco improvviso da parte di Meta del mio profilo Facebook perché hackerato, quindi ripartire da zero dopo un decennio di utilizzo.
  • Ho visto la mia scheda Google Business (collegata a Google Maps) disattivata perché, lavorando da casa e vivendo in campagna, non potevo soddisfare alcuni loro requisiti di autenticazione automatizzati e, ancora peggio, non riuscendo a contattarli in nessun modo per spiegare la mia situazione.

Tutte queste esperienze mi hanno aperto gli occhi: se domani un colosso statunitense dovesse “chiudere i rubinetti” o cambiarne le regole d’uso, saremmo costretti ad adeguarci con le unghie e con i denti.

Vedi ad esempio quanto è accaduto al software di Microsoft Office2021 nel mio articolo.

Da qui la riflessione: possibile che in Europa siamo rimasti così indietro? Possibile che non ci sia niente per cui valga la pena cambiare?

Così ho iniziato un lavoro di ricerca e “conversione” dalle solite Big Tech verso alternative europee.

La mia mappa di ricerca e i 4 filtri d’ingresso

Per orientarmi in questa galassia, mi sono affidato a due ottime piattaforme che raccolgono e catalogano le alternative Made in EU: European Tech Map ed Euroalternative.

Prima di adottare un qualsiasi software nella mia routine personale o lavorativa, deve superare 4 parametri fondamentali:

  1. Multi-piattaforma: Deve funzionare bene su iOS, Android, Windows e macOS.
  2. Semplicità d’uso: Non ha senso sostituire un software semplice con uno che mi complica la vita. Deve funzionare, punto.
  3. Versione gratuita di prova: Va bene se limitata o se mi propone un piano a pagamento, ma devo poter testare lo strumento a costo zero all’inizio.
  4. Origine 100% Europea: L’azienda e la gestione dei dati devono avere sede in Europa, fisica e/o politica.

Un passaggio graduale e (sorpresa!) divertente

A distanza di mesi, le soluzioni che ho trovato sono tantissime. Esiste una vera e propria galassia di piccole e grandi imprese europee che creano prodotti eccezionali. Il problema principale resta l’abitudine: l’inerzia di usare i soliti programmi è spesso il muro più alto da superare.

Non sto facendo un cambio repentino. Ho lavorato, e sto continuando a lavorare, con calma, affiancando inizialmente il nuovo software a quello “classico”, per poi procedere alla migrazione definitiva solo se ne valeva davvero la pena.

Devo ammetterlo: mi sto divertendo parecchio. Scoprire che “in casa nostra” esistono strumenti performanti quanto quelli americani è stata una bellissima sorpresa.

Il valore del compromesso (senza fondamentalismi)

Sia chiaro: non tutti i passaggi sono fattibili e ho anch’io le mie abitudini difficili da scalzare, sì ho anche dei difetti.

  • Amazon resta per me l’e-commerce di riferimento per garanzie e reperibilità.
  • Waze continua ad essere il mio navigatore preferito.
  • Mac, iPhone e Kindle: Hanno ancora anni di carriera davanti e non avrebbe senso sostituirli solo per un cambio ideologico.

Bisogna anche mettere in conto un minimo di sforzo iniziale. I prodotti europei non sempre ti danno la “pappa pronta”: un software cloud gratuito potrebbe offrire meno GB iniziali rispetto a Google Drive, o un’app di note potrebbe richiedere qualche minuto in più di configurazione.

Prendiamo l’iscrizione a Facebook rispetto a W-Social: la piattaforma di Meta richiede un paio di minuti, mentre W-Social necessita di un’app per l’autenticazione a due fattori e più passaggi di verifica. Il risultato? Basta guardare quanto i social tradizionali siano ormai invasi da bot, spam e profili fake, problemi che una verifica seria all’ingresso riduce drasticamente.

La mia stack software europea (Cosa uso oggi)

Ecco l’elenco dei programmi che oggi utilizzo stabilmente nella mia vita personale e professionale, ogni nome del software europeo ha il link che porta nella home ufficiale:

CategoriaPrima (USA)Ora (Europa 🇪🇺)
BrowserChrome / SafariVivaldi (Islanda/Norvegia)
Kanban / ProgettiTrelloMeisterTask (Germania/Austria)
VideocallMicrosoft TeamsDigital Samba (Spagna)
Time TrackingClockifyToggl Track (Estonia)
Form e ModuliMicrosoft FormsTally (Belgio)
Hardware / PerifericheMicrosoftCherry (Germania)
Motore di RicercaGoogleEcosia / Qwant (Germania/Francia)
Social MediaInstagramW-Social (Svezia)
CRM / Email MarketingHubSpotMailerLite (Lituania)
Prenotazione AppuntamentiGoogle CalendarTikk.chat (Belgio)
Suite OfficeMicrosoft 365LibreOffice (Germania)
Note e AppuntiApple Note / EvernoteJoplin (Francia)
Cloud StorageiCloud / Google DriveKoofr (Slovenia)
Assistenza RemotaAnyDeskSupremo (Italia)
UI/UX DesignFigmaPenpot (Spagna – in prova)

In conclusione

Passare a strumenti europei non è un atto di punizione, ma una scelta consapevole di indipendenza, privacy e valorizzazione del nostro territorio digitale.

Una cosa è certa: continuerò a testare e provare nuovi software o hardware europei per portare avanti un passaggio tecnologico ancora più decisivo.

E soprattutto: vivetela bene! Divertitevi, esplorate e imparerete che nel nostro continente non si finisce mai di sorprendersi.

Tu usi già qualcuno di questi strumenti o stai pensando di provarne qualcuno?

Scrivimi nei commenti o contattami privatamente per condividere la tua opinione. Sarò felice di confrontarmi!


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Immagine di copertina: Foto di Fer Troulik su Unsplash