E se i social diventassero piattaforme esclusive? Fermiamoci un attimo: le grandi aziende tech non hanno alcun interesse a limitare gli accessi. Anzi, la regola d’oro è sempre stata “più siamo, meglio è”.
Ultimamente, però, mi sto accorgendo di quanto sia fondamentale utilizzare i social per quello che sono realmente e per le specifiche possibilità che offrono.
Un esempio su tutti: Facebook.
Se non fosse per un motivo ben preciso, me ne sarei già andato a gambe levate alla ricerca di spazi più affini a me (come ho già fatto anche con Instagram ad esempio). Spazi dove le passioni e le curiosità possano essere esplorate senza sentirsi continuamente sotto l’occhio giudicante altrui. Eppure, sono ancora lì. Perché? Perché ho creato un gruppo dedicato al mio paese in provincia di Ferrara, impostando regole precise per dargli una direzione il più possibile costruttiva.
L’ho fatto per due motivi: comodità nell’avere un punto che unica tante notizie, informazioni e comunicazione in un unico posto e per un fattore prettamente demografico: nel mio paese l’età media supera i 52,9 anni (fonte dati Urbistat), e per questa fascia di popolazione il fulcro della comunicazione digitale è, e rimane, la piattaforma di punta di casa Meta.
L’approdo su W Social: l’alternativa europea a X
Da circa un mese, in forte contrasto con l’esperienza su Facebook, sono approdato su W Social. Si tratta di una nuova alternativa europea a X (piattaforma di cui, francamente, non voglio averne nulla a che fare).
W Social promette di diversificarsi radicalmente dagli altri colossi puntando su due pilastri: il decentramento dei dati e la tutela della privacy. Ma l’aspetto che mi ha colpito di più è il rigido sistema di riconoscimento della persona richiesto per accedere.
Fermo restando che, nel momento in cui scrivo (Luglio 2026), per entrare su W Social c’è ancora bisogno di un invito ufficiale, le modalità di ingresso sono estremamente serie.
Come funziona la registrazione a W Social
Per poter accedere non basta inserire una mail e una password inventata, ma bisogna superare diversi passaggi:
- Scaricare l’app W-Identity App: un’applicazione separata che ha il compito di “identificarti” in modo inequivocabile.
- Scansione dei documenti: è necessario scansionare un documento d’identità valido (meglio se il passaporto).
- Dati e Biometria: vanno inseriti i propri dati personali, confermati poi da un riconoscimento facciale.
- L’invito: Solo dopo essersi attivati su W-Identity e aver ricevuto l’invito ufficiale, si può finalmente creare il profilo su W Social.
Il nuovo bivio digitale
Questa procedura è volutamente selettiva. Non è adatta a chi ha poca dimestichezza informatica e richiede una buona dose di pazienza. E questo ci porta dritti di fronte a un nuovo, grande bivio digitale.
Da una parte c’è chi ha le competenze (e la voglia di “sbattersi”) per superare queste barriere d’ingresso ed entrare in piattaforme sicure. Dall’altra, c’è chi continua a creare un profilo su Facebook in 10 minuti netti, iniziando a seguire pagine e a interagire senza la minima consapevolezza.
È proprio l’eccessiva semplicità a creare il problema: manca la cultura digitale di base. Manca la capacità di comprendere la natura (puramente a scopo di lucro) di piattaforme gratuite che, senza alcun controllo sull’identità, permettono a chiunque di collegarsi con il mondo e dire la propria.
Non so con certezza quale sarà il futuro di W Social sul lungo periodo. Tuttavia, l’idea di abitare un posto “sicuro”, dove chiunque decida di parlare debba assumersi la reale responsabilità di ciò che afferma, mi dà una grande fiducia nel futuro dei social network.
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Foto di copertina: Nano Banana
