L’imbarazzo iniziale.
Quante volte ci capita di parlare con una persona sulla IA e vediamo l’imbarazzo crescere nella nostra conversazione, quasi come a volersi giustificare del fatto di usare uno strumento importante.
“Si, la uso, ma giusto un pochino e per correggere le email”.
Oppure quando parliamo con i programmatori e subito abbiamo un riscontro quasi di repulsione dello strumento di intelligenza artificiale.
È inutile continuare a negare questa cosa: la IA c’è, gode, al momento, di straordinaria salute, e volente o nolente la ritroveremo in tantissimi strumenti digitali che usiamo per lavoro o vita quotidiana.
Già la usiamo da diverso tempo
La IA, coadiuvata con gli algoritmi, è quello strumento che ci dice su Google Maps che c’è un incidente e ci propone una strada alternativa per evitare coda, è un problema in quel caso? No anzi, un bel grazie e si riparte per la nostra strada.
Forse non tutti sanno che, l’intelligenza artificiale è presente già da tempo in innumerevoli strumenti che ci semplificano la vita ma da quando è esplosa la “IA generativa” abbiamo questa sorta di timore, quasi come a dire la famosa frase di Giacomo, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo “Si, ma niente di serio”.
Qualche dato da parte del ben noto Istat: a livello europeo il 32,7% della popolazione, che va da un range di età tra i 16 e 74 anni usa strumenti di IA mentre in Italia solo il 19,9%, dato che ci posiziona penultimi nella classifica.
Ora al netto di tutte le casistiche basate sui dati anagrafici, più si avanza con l’età e meno si fa uso di strumenti digitali, IA compresa, è importante far notare che il 59,9% delle persone che non fanno uso di intelligenza artificiale è perché ritengono di non ne aver bisogno.
Nessun obbligo, nessuna costrizione ma è importante capire che, se si fa un lavoro di tipo impiegatizio la IA può aiutare enormemente.
Posso farne a meno? Certo.
È una gara su chi è più bravo/a nell’utilizzarlo, no (spero).
Esempio di vita quotidiana
Poi, un giorno, nella nostra azienda arriva un nuovo collega, giovane, fresco di studi, che ha studiato e masticato pane e tecnologia tutto il giorno fin da quando era bambino/a e qui è doveroso partire con i paragoni.
Scrittura di una e-mail professionale da inviare ad un cliente: noi che siamo lavoratori esperti ci mettiamo (ipotesi) 20 minuti che, per quanto spedito vuoi essere, abbiamo comunque bisogno di tempo per la stesura e la correzione.
Il nuovo arrivato che sa usare la IA? 5 minuti, tra scrittura del prompt e correzione della email una volta che la ChatGPT di turno ha fornito il testo.
Una volta mandata la mail, con il tempo rimanente, si procedono per altri obbiettivi o per terminare un altro lavoro importante risparmiando di fatto fatiche inutili, operazioni ripetitive che ci portano via tanto tempo e, spesso, voglia di fare.
Questo, moltiplicato per diversi lavori in diversi ambiti porterà indubbiamente a dei cambi, delle rivoluzioni, licenziamenti in massa, sostituzioni di figure professionali soprattutto per quelle persone che hanno continuato a voler lavorare come negli anni, se non decenni precedenti.
È sempre stato così, dicono, perché devo cambiare proprio ora?
Considerazioni finali
È importante fare le dovute considerazioni di quanto porterà questa nuova tecnologia nella vita di tutte e tutti noi e soprattutto è importante essere consapevoli che, se non vogliamo sfruttarla, il suo progresso comunque aumenterà, porterà nuove figure, nuove prospettive e nuovi lavori.
Quindi il problema non è l’IA che avanza inesorabilmente ma noi che ci ostiniamo a considerarlo come un ostacolo e non un ottimo aiutante.
