I cookie sono i biscotti più buoni del mondo, tondi, friabili e con bellissime gocce di cioccolato al loro interno. Stavolta, però, non parliamo di loro in termini di prelibatezze della pasticceria: scopriamo insieme cosa sono i cookie che si nascondono nella nostra navigazione quotidiana e come condizionano ciò che vediamo online.
Il mondo di internet è una fonte di informazioni immensa, ricca di notizie da ogni parte del mondo e disponibili in qualsiasi momento, complici anche lo sviluppo massiccio degli smartphone che ci permettono di avere sotto mano il nostro mondo digitale in ogni momento della giornata.
Dall’altra parte, però, tutto quello che cerchiamo sulla rete ci viene mostrato in maniera spesso diversa ad ognuno di noi nel momento in cui chiediamo a Google le informazioni.
Infatti, se siamo soliti ad utilizzare il motore di ricerca più famoso al mondo, noteremo come Google non dia indicazioni generali, uguali a tutti, ma ci illustra quello che esattamente vogliamo leggere, ciò che ci aspettiamo, che varia da persona a persona sulla base delle nostre ricerche precedenti, sulla posizione e sulle nostre pagine più visitate durante la giornata.
Tutto questo succede perché la rete è fornita di numerosi algoritmi e ci fanno entrare nel meccanismo della bolla dei filtri.
Cosa sono i cookie?
Durante la nostra navigazione lasciamo in giro delle piccole tracce che vengono chiamate cookie, proprio come i famosi biscotti di cui si accennava all’inizio di questo testo. Si tratta di piccoli file di testo che i siti web salvano sul nostro dispositivo per riconoscerci, ricordare le nostre preferenze e, soprattutto, tracciare i nostri comportamenti di navigazione.
Per regolamento del GDPR — il Regolamento europeo sulla protezione dei dati, entrato in vigore il 25 maggio 2018 — ogni sito internet deve informare gli utenti quando viene fatto uso di cookie nel momento in cui si visita quel sito o portale.
Oltre a questo, dovrebbe essere possibile scegliere quale tipo di cookie accettare, in modo da personalizzare la navigazione, oppure continuare senza accettare.
È inutile dire che, causa fretta, o perché spesso non ci facciamo caso, accettiamo senza troppi problemi e procediamo per la nostra strada digitale.
Infatti, appare sempre la famosa scritta che avverte, in una qualsiasi pagina web, che è in atto all’interno del sito stesso la raccolta di questi cookie: piccoli segni identificativi della nostra presenza che tracciano qualsiasi movimento, riuscendo a raccogliere i comportamenti, identificando ciò che viene cercato e letto di più, da dove ci si connette e quali sono le ricerche più classiche.
Insomma, grazie a questi cookie non siamo più trasparenti, ma dalla nostra prima navigazione iniziamo a rilasciare la nostra personificazione con la quale i Big della rete ci forniscono i servizi.
Leggi qui il mio articolo “Tor Browser: tutto quello che devi sapere“.
Cos’è la bolla dei filtri
Questo però non dà l’idea di servizi completi in maniera democratica, ma solo ed esclusivamente ciò che piace a noi: entriamo così nella cosiddetta bolla dei filtri.
Secondo quanto scritto su Wikipedia, “la bolla di filtraggio è il risultato del sistema di personalizzazione dei risultati di ricerche su siti che registrano la storia del comportamento dell’utente“.
Questo potrebbe condizionarci? Assolutamente sì, perché non ci fornisce una rete di informazioni che possono, e dovrebbero, andare anche contro la nostra opinione per avere un quadro completo e democratico della situazione.
Ci porta a considerare tutta la nostra rete di informazioni come verità assoluta, quando, in realtà, sono solo una piccola parte e, specifichiamolo, è la nostra verità.
Come uscire dalla bolla dei filtri: alternative per la privacy (anche europee)
Come ho sempre specificato, cerchiamo valide alternative al solito utilizzo che ne facciamo, soprattutto lato ricerche nel web.
Usiamo, ad esempio, DuckDuckGo come motore di ricerca piuttosto che Google, e vedremo notizie uguali per tutti, quindi libere dal condizionamento delle nostre preferenze.
Un’altra ottima alternativa europea è Qwant, motore di ricerca francese che non profila gli utenti e non conserva la cronologia delle ricerche, pensato fin dall’origine nel rispetto della normativa europea sulla privacy.
Per la navigazione, invece, si può optare per Brave Browser oppure per Vivaldi, browser sviluppato in Norvegia, altamente personalizzabile e con un forte blocco nativo di tracciamenti e pubblicità invasiva, senza bisogno di installare estensioni aggiuntive.
Anche per la messaggistica esistono alternative valide: Signal al posto di WhatsApp garantisce una chat libera da controllo e da raccolta dati per fini pubblicitari.
Soprattutto, utilizziamo gli strumenti in maniera più consapevole, perché la rete è molto di più rispetto a quello che vediamo quotidianamente.
Ti interessa saperne di più sull’uso corretto di internet?
Scrivimi nei commenti o contattami privatamente per condividere la tua opinione. Sarò felice di confrontarmi!
Grazie della tua visita! Se sei arrivato/a qui senza passare per la mia home page allora clicca qui e non perderla!
Potresti trovare utile ricevere una mia consulenza informatica.
Immagine di copertina: Pastry beside ceramic mug, Photo by Adeolu Eletu on Unsplash.
Felicidad.

[…] Ne ho parlato anche nel mio articolo “Quando sono i cookie a mangiare noi“. […]
[…] Ho parlato della bolla dei filtri nell’articolo “Quando sono i cookie a mangiare noi.” […]