Qualche anno fa scrivevo una riflessione a caldo su un fenomeno che sembrava pura fantascienza: l’arrivo sul mercato dei primi smartphone con schermo pieghevole.

Oggi che il settore è entrato in una fase matura e persino Apple (con qualche anno di ritardo) si è lanciata nella mischia con soluzioni come iPhone Duo, l’entusiasmo della massa è alle stelle. Ma mentre tutti applaudono al nuovo design, a me torna in mente l’inizio di tutta questa corsa tecnologica.

Forse pochi, anzi pochissimi, ricordano il Royole FlexPai.

Eravamo verso la fine 2018: montava un pannello flessibile AMOLED da 7,8 pollici con una risoluzione di 1920×1440 pixel, una piegatura verso l’esterno con raggio di curvatura molto ampio e un corpo con uno spessore che, da chiuso, superava abbondantemente i 15 millimetri.

Subito dopo arrivò il primo Samsung Galaxy Fold, che inaugurò invece l’approccio con piega interna: un piccolo display esterno da 4,6 pollici per l’uso rapido e un display principale interno “Infinity Flex” da 7,3 pollici, supportato da un complesso meccanismo a cerniera con più ingranaggi ad incastro per sincronizzare l’apertura.

Già all’epoca ero molto scettico. E a distanza di tempo, la domanda fondamentale rimane esattamente la stessa: questi dispositivi risolvono un bisogno reale o sono solo un esercizio di stile per giustificare prezzi esorbitanti?

Lo smartphone che vuole fare il tablet

Sulla carta, l’idea alla base di un pieghevole è sempre stata affascinante: unire due mondi.

  1. Lo smartphone tradizionale: lo strumento che ha vinto qualsiasi battaglia tecnologica grazie a una potenza di calcolo straordinaria, permettendoci di gestire la nostra vita senza dover accendere il computer ogni volta.
  2. Il tablet: il dispositivo che ha portato una comodità senza precedenti per lavorare, leggere e consultare documenti in mobilità con uno schermo ampio.

La promessa del pieghevole è semplice: portati dietro un solo dispositivo per fare entrambe le cose.

Ma unire due categorie di prodotto crea davvero una rivoluzione utile a tutti?

Sì e no.

  • Sì, perché per chi viaggia costantemente o lavora molto fuori ufficio, avere uno schermo doppio in tasca può ridurre la necessità di estrarre un tablet o un portatile dallo zaino.
  • No, perché la fisica e la meccanica continuano a presentare il conto, se non subito, nel corso del tempo.

Cerniere, schermi e il nodo della durabilità

Quando uscì il primo Fold, Samsung dichiarava con orgoglio che la cerniera era testata per resistere a oltre 200.000 aperture.

Ma nella vita di tutti i giorni un professionista non conta quante volte apre e chiude il telefono. Tra polvere della borsa, sabbia, umidità e aperture repentine, un meccanismo a cerniera e uno schermo flessibile in polimero plastico restano strutturalmente più fragili rispetto a una classica lastra di vetro rigido.

E se si rompe fuori garanzia? I costi di riparazione di un display pieghevole sono ancora oggi proibitivi. Spesso l’unica alternativa diventa portare il dispositivo in assistenza con attese lunghissime, oppure gettare la spugna e comprarne uno nuovo, alimentando sprechi economici ed elettronici di cui non sentiamo certo il bisogno.

L’effetto “Novità”: cadere nella trappola o scegliere con buonsenso?

Dai tempi pionieristici del Royole FlexPai fino alle finiture ultra-sottili di oggi, i produttori hanno fatto passi da gigante. L’hardware è migliorato, le pieghe al centro si notano meno e il software sfrutta meglio il multitasking.

Eppure, il punto fermo del mio ragionamento non cambia: la tecnologia deve semplificarci la vita, non complicarcela o farci vivere con l’ansia di rompere un dispositivo da 1.500 o 2.000 euro.

Prima di farci abbagliare dal marketing e correre ad acquistare l’ultimo modello pieghevole appena presentato, fermiamoci un istante a farci la domanda più banale ma più importante: ne ho veramente bisogno per il mio lavoro e le mie giornate, o è solo il desiderio di possedere l’ultimo giocattolo tech?

E voi cosa ne pensate?

Siete tra quelli che hanno già adottato un pieghevole come strumento primario di lavoro o preferite ancora la solidità di uno smartphone tradizionale affiancato, all’occorrenza, da un buon tablet o PC?

Scrivimi nei commenti o contattami privatamente per condividere la tua opinione. Sarò felice di confrontarmi!


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Immagine di copertina: Foto di Mika Baumeister su Unsplash

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