Un termine fondamentale da comprendere e ricordare nel nostro quotidiano è sicuramente “interoperabilità”. Si tratta di un concetto che, in fin dei conti, utilizziamo già spessissimo in modo del tutto involontario, ma che sta cambiando radicalmente il modo in cui usiamo i nostri smartphone.

Perché è così importante e cosa significa esattamente?

Cosa significa la parola interoperabilità?

Per comprenderne al meglio la definizione, cito direttamente dalla pagina ufficiale di Treccani la prima frase sull’argomento:

“Capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti, di scambiare informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle“.

La definizione è molto chiara, ma è utile fare un esempio specifico con uno strumento che tutti conosciamo: la posta elettronica. Una persona che possiede un indirizzo email con Google (la cui parte finale è normalmente @gmail.com) può tranquillamente inviare messaggi a chi usa altri provider, come Yahoo, Libero o Outlook, e viceversa. Una volta ricevuto il messaggio, sarà l’utente a leggerlo e gestirlo come meglio crede all’interno del proprio spazio di archiviazione.

In questo caso noi sfruttiamo l’interoperabilità da sempre senza nemmeno farci caso: pur usando aziende e piattaforme diverse, riusciamo comunque a inviare, ricevere e inoltrare email senza ostacoli.

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Il recinto chiuso delle app di messaggistica

Fino a poco tempo fa, questa libertà di comunicazione non era possibile all’interno del vasto mondo delle app di messaggistica. Se una persona iscritta a WhatsApp voleva contattare qualcuno che utilizzava esclusivamente Telegram o Signal, le alternative erano solo due: chiamarsi telefonicamente oppure costringere una delle due parti a scaricare e iscriversi all’app dell’altra. La chat poteva avvenire solo all’interno della stessa identica piattaforma.

Personalmente, terrei sul telefono solamente l’app che preferisco per privacy e funzionalità (come Signal), ma la necessità di comunicare con colleghi e conoscenze mi ha sempre portato ad avere diverse applicazioni installate, usandone alcune quasi per obbligo.

La rivoluzione del Digital Markets Act

Le cose sono cambiate in modo epocale grazie al Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea. Questo enorme pacchetto normativo, ormai entrato in vigore, ha imposto l’interoperabilità per le applicazioni di messaggistica gestite dai colossi tecnologici (i cosiddetti “gatekeeper”), vedi, ad esempio il Regolamento 2022/1925 al seguente link.

Questo significa poter essere liberi di usare l’app che si preferisce per chattare con i propri contatti, senza dover scaricare obbligatoriamente software aggiuntivi. È un passaggio storico voluto dalla UE, che va a intervenire profondamente sulla nostra libertà di scelta, sulla tutela dei dati personali e sulla concorrenza nel mondo della rete.

Le sfide aperte: sicurezza e nomi utente

Il punto su cui si sono concentrate le maggiori complessità tecniche riguarda la sicurezza. Grandi colossi come Apple (per iMessage) e Meta (per WhatsApp) hanno sottolineato come l’adozione dell’interoperabilità ponga sfide enormi per il mantenimento della crittografia end-to-end, il sistema che rende le chat sicure e illeggibili all’esterno. Ogni applicazione possiede infatti un protocollo proprietario per proteggere le conversazioni: far dialogare sistemi diversi significa dover trovare uno standard comune senza abbassare i livelli di privacy.

Ultima nota, non di poco conto: come fare per mantenere un’identità unica all’interno di questo enorme sistema condiviso? Anche in questo caso, le aziende tecnologiche devono gestire il problema delle omonimie. La soluzione si basa sul numero di telefono o sul funzionamento che vale già per le email, dove non possono esistere due indirizzi o identificativi identici in tutto il mondo.

Insomma, stiamo vivendo un’era di grandissimi cambiamenti per i nostri smartphone e le nostre abitudini di comunicazione. Mantenersi costantemente al passo con queste novità tecnologiche è il modo migliore per vivere il mondo digitale con consapevolezza e totale libertà.


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Immagine di copertina: Photo by Alicia Christin Gerald on Unsplash.

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