Un termine sicuramente da ricordare nel prossimo futuro sarà interoperabilità, un qualcosa che, in fin dei conti, già utilizziamo spesso involontariamente.

Perché è così importante?

Innanzitutto cosa significa la parola interoperabilità?

Per comprenderne meglio la definizione cito direttamente dalla pagina ufficiale di Treccani la prima frase sull’argomento: “Capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti, di scambiare informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle“.

La definizione è già molto chiara, però è meglio fare anche un esempio specifico, come ad esempio la posta elettronica: una persona che possiede un indirizzo email che ha come provider Google (la cui parte finale è normalmente @gmail.com) può tranquillamente inviare uno o più messaggi a tutte le email degli altri provider ad esempio Yahoo, Libero o Hotmail ecc, e viceversa.

Una volta ricevuto il messaggio sarà poi l’utente a leggerlo e gestirlo come meglio crede all’interno del suo spazio di archiviazione.

In questo caso noi da sempre utilizziamo l’interoperabilità senza nemmeno rendercene conto, cioè con aziende diverse, riusciamo comunque ad inviare, ricevere ed inoltrare email.

A proposito di Gmail potrebbe interessarti il mio articolo “Gmail cambia: le novità che portano smart working puro“.

Questa preferenza di provider per la email non è possibile attuarla all’interno del vasto mondo delle app di messaggistica.

Significa che se la persona A è registrata a WhatsApp ma non alla rivale Telegram e vuole contattare la persona B che non ha WhatsApp ma solo Telegram potrebbe avere due percorsi per mettersi in contatto: si chiamano telefonicamente oppure una delle due persone è obbligata ad iscriversi al servizio dell’altro.

Solo in questa maniera può avvenire la chat, cioè all’interno della stessa piattaforma.

Personalmente parlando io terrei solamente Signal ma l’utilizzo delle tecnologie e la grande varietà di app per la messaggistica mi portano ad averne diverse e ad usarle anche se, alcune di loro, proprio non mi piacciono.

Le cose potrebbero cambiare da qui e qualche mese: con il Digital Markets Act dell’Unione Europea, un enorme testo che potrebbe essere legge a breve introdurrebbe l’interoperabilità per le applicazioni di messaggistica.

Questo significa che io sono libero di usare solamente l’app che preferisco e poter chattare con tutte le altre persone della mia rubrica senza dover obbligatoriamente scaricare quelle che ritengo essere in più.

E’ un passaggio epocale, quello che sta per essere indetto dalla UE che, al di fuori delle app di messaggistica, andrebbe ad intervenire parecchio la nostra privacy e tutela dei dati personali nel mondo della rete, delle chat e dell’e-commerce.

Il punto in cui potrebbero esserci delle problematiche dal punto di vista delle aziende tech sta nella sicurezza: secondo Apple per la sua iMessage, ma anche Meta per WhatsApp l’adottare nelle loro app l’interoperabilità bisognerebbe abbassare e allineare il sistema di criptaggio end-to-end e quindi rendere le chat meno sicure.

Non solo: ogni app che prevede un sistema di criptaggio delle chat ha un protocollo tutto suo per mantenere le conversazioni sicure, quindi modificare il sistema di sicurezza potrebbe significare che qualcuno dovrà, giocoforza, cambiare il proprio sistema di sicurezza.

Ultimo nota, non di poco conto: come fare per essere unici con il proprio nome o nickname all’interno del mondo di tutte le app di messaggistica?

Anche qui sarà necessario trovare la soluzione che eviterebbe di creare omonimie, magari basandosi sul numero di telefono oppure sul funzionamento che vale ancora per le email: non possono esistere due indirizzi di posta uguali.

Insomma, saranno mesi molto interessanti sotto questo punto di vista ed è importante, per un buon proseguo delle nostre chat, mantenersi aggiornati/e.

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Immagine di copertina: Photo by Alicia Christin Gerald on Unsplash.

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