NIMBY significa Not In My Back Yard, (Non nel mio giardino e può rientrare anche nel lato della tecnologia.

Questa voce ha a che fare con i cambiamenti e con l’approccio che la società attua quotidianamente con gli eventi che accadono nel mondo, con una particolarità: sono d’accordo nella misura in cui non capitino vicino a me, “nel mio giardino”.

Quindi ben venga qualsiasi tipo di rivoluzione, ma non da me, non a casa mia.

D’altronde è successa la stessa cosa del COVID-19, non ci interessava nei primi periodi del 2020 quando era un fenomeno che comprendeva solamente la Cina, poi abbiamo capito la dura lezione.

Una notizia pubblicata per l’Italia dal Sole 24 Ore, indica come il più grande social network esistente, Facebook, abbia fornito i dati degli utenti ad altre grosse aziende quali Netflix, Spotify, Amazon, ecc.

L’inchiesta originale effettuata dal New York Times ha rivelato che i dati sono stati inviati “sbirciando” i propri contatti, le informazioni personali e addirittura i messaggi privati inviati con l’applicazione Messenger.

Person using silver iPhone 6

Questa notizia ormai non dovrebbe stupire più di tanto, perché non c’è nulla che possa essere considerato nuova argomentazione, anzi, queste rivelazioni danno conferma di ciò che già si sapeva, cioè che la massiccia raccolta di dati da parte delle aziende della tecnologia è fuori controllo.

I dati degli utenti sono il nuovo petrolio, inutile negare.

Ciò che invece dovrebbe essere preso in seria considerazione, è la totale indifferenza degli utenti, anzi “Utonti” che continuano a pubblicare e scrivere come se nulla fosse.

Non sono bastate due vicende importanti, la prima fu l’evento di Cambridge Analytica, a far riflettere che, forse, sarebbe meglio condividere con un certo ritegno, evitare le foto dei bambini e bambine e cercare di limitarsi nell’uso di tutto ciò che è troppo personale.

Leggi il mio articolo “Social e bambini”.

Questo è proprio il metodo NIMBY a cui facevo riferimento all’inizio dell’articolo e che riguarda anche, e soprattutto, la tecnologia.

Dobbiamo preoccuparci se una grande azienda vende i nostri dati, compreso le foto di nostro/a figlio/a, a qualcun altro a suon di quattrini?

Dobbiamo interessarci del fatto che il nostro dispositivo invia centinaia di volte al giorno dati inerenti all’utilizzo, posizione, contatti, foto, navigazione ecc, senza la nostra autorizzazione?

Con questo non si vuole affermare di smettere di usare tutto ciò che è tecnologico ma di farlo con la giusta consapevolezza, chiedersi quali possono essere i vantaggi o svantaggi nell’utilizzo di un’app piuttosto che un’altra.

Leggi il mio articolo “Minimalismo digitale in 5 passi”.

Impariamo quindi a toglierci questo senso NIMBY che ormai popola la nostra società, diventando curiosi di sapere, conoscere e provare tutto ciò che è nuovo, alternativo che, se lasciato in disparte o non pubblicizzato, avrà le sue motivazioni.

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Articolo aggiornato il 21/04/2021.

Immagine di copertina: Selective focus photography of lens, Photo by Bernard Hermant on Unsplash.

Felicidad.

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